Luce ed Ombra

Cosa significa, in fondo, essere dalla parte buona della storia?

Amlac è chino sul tavolo da studio della sua cella quando il suo istruttore, il taciturno Maxime, bussa alla sua porta. L'iniziato si avvicina per aprirgli.

<< Signore, mi sto preparando per riposare, vi assicuro che non tarderò come ieri sera. >>

<< Non sono qui per questo. Domani, ora sesta, ho bisogno di te per controllare i registri dei conti. Puntuale. Dormi, devi essere brillante. >>

<< Sissignore. Procedo, signore. >>

Appena chiusa la pesante porta di legno, Amlac si gira verso il tavolo e con una candela più sottile torna a studiare da una pergamena delle gesta della dea. Appena seduto, sente la porta bussare nuovamente. Apre lo sportello dello spioncino e davanti a quello sportello ci sono gli occhi vitrei e severi del mentore.

<< Non costringermi a sequestrarti cera ed olio. Domani, ora sesta. Vai. A. Letto. >>

Amlac ascolta i suoi giudizievoli passi nel corridoio dei dormitori. Qualunque cosa faccia, continua a fallire.

Il giorno successivo, Amlac siede su una delle seggiole dell'ufficio di Maxime all'ora quinta, pronto per le sue mansioni. Maxime si presenta. All'ora sesta.

<< Da quanto sei qui? >>

<< Un'ora signore, desideravo non essere in ri->>

<< Non voglio sentire altro. >> Si avvicina al viso di Amlac e lo solleva con due rugose dita, scrutando fra le inestetiche estrusioni ossee fino ai profondi occhi del ragazzo, che tradiscono un filo di sonnolenza. << Ti avevo chiesto di essere brillante. Puoi confermarmi che non fallirai? >>

<< Non fallirò, signore. >>

Il mentore annuisce, con un tono incerto che tradisce un poco di delusione. Prende un grande, grande tomo rilegato con pelle rossa e chiuso sotto chiave da due robuste serrature placcate d'oro. 

<< Questo è il registro contabile del tempio. Io e la Gran Sacerdotessa siamo gli unici ad averne visibilità, e servono entrambe le nostre chiavi per poterlo visionare. Questo registro tiene conto di tutti i movimenti del tempio da quattro secoli. Anja mi ha concesso la sua chiave perché potessi controllare che tutti i movimenti siano correttamente riportati, ed io sto ora concedendo questo privilegio a te, invisibile fra gli invisibili. Amlac, ho bisogno della tua mente. Inizia a contare. >>

Il ragazzo non replica, inizia solo a contare come richiestogli. Dopo la prima ora, Maxime appoggia al suo fianco una scodella di caldo latte di farro senza rivolgergli una parola. Amlac capisce, quello è il suo modo per mostrare il suo supporto, non ringrazia, beve, si scalda, torna all'opera.

Al termine della dodicesima ora di calcolo intenso, l'iniziato è giunto al giorno corrente.

<< Signore, ho finito. Risulta che il bilancio del tempio, al cambio corrente, sia in netto positivo di sei mila corone. É una notizia fantastica! Possiamo sanare la fame di così tante persone! Possiamo riportare gli aironi nelle risaie, invece di dover servire nutrie ai nostri malati invece di carne di qualità! Ma mi tolga una curiosità. Dove si trova questo oro? >>

<< Ti ho chiesto di essere brillante, non mi serve un numero approssimato, quello avrei potuto farlo sulle dita. >>

<< 6212 Franzine, 8 scellini e 11 bronzi, signore. >>

Maxime è rivolto verso un'alta libreria, intezionato a consultare alcuni manuali. << Ti ringrazio, ragazzo. Eccellente lavoro. Puoi lasciare il mio ufficio. Lascia il registro sul tavolo e non sbattere la porta mentre esci. >> Non si gira nemmeno per donargli il suo riconoscimento.

Amlac, non riesce a trattenere la sua ira.

<< Voi mi dovete una risposta. Queste ricchezze sarebbero tante da poter armare molteplici eserciti. Dove sono finiti questi denari? Perché non stiamo salvando il mondo? Le persone muoiono di fame e di sventura per le strade! Dov'è la vostra pietà?! >> 

<< Ragazzo, ti ho chiesto di essere brillante. Non smettere di esserlo proprio ora. Conosci già la risposta a questa domanda. >>

<< Altdorf pullula di gente con la peste giù nei borghi, e qui i sacerdoti se ne fregano dei caduti di frontiera, delle mogli che li attendono come fosse una galera. Qui nessuno parla perché questa è la procedura e di quelle vite che nascono già morte, sembra che importi solo a noi delle sale di servizio che puliamo ferite e disgrazie dai loro volti. Dunque, ti chiedo, se è vero che la Dea sia l'unica a sanare la cancrena, alla tua morte difenderai la tua purezza davanti alle vesti di Verena? >>

Maxime, ripone il libro nella libreria e finalmente si gira verso lui.

<< Pensavo che tu, fra tutti, saresti stato l'unico a capire. Mi... sbagliavo. Sei un ragazzo bravo, dal cuore gentile e sincero. Ma pensavo che avresti accettato l'ingiustizia. Ragazzo, nella mia esperienza ho imparato che la politica è l'arte di ottenere ciò che si desidera, sapendo quali sono i propri limiti. E se c'è un vero limite a ciò che desidero, è l'egoismo umano. Le donazioni che otteniamo da coloro che sono accuditi dal tempio sono esigue, decisamente insufficienti. Quelle che contano davvero sono quelle dei nobili, dei ricchi commercianti, dei vassalli dell'Imperatore. Loro permettono a tutti gli avventori di questo tempio di sopravvivere.

Io sono additato dai cittadini come traditore, sciacallo di Couronne, i maliziosi parlano di una relazione fra me e la Gran Sacerdotessa, dicono che io sia un usurpatore dei beni dei cittadini perché sì, presenzio ai banchetti nelle regge private dei facoltosi. Le voci girano. La mia vita si chiuderà con un silenzioso epitaffio o con la mia testa su una picca. Eppure, io sono quello che queste donazioni raccoglie, sono quello che convince anche con costose e farlocche dimostrazioni che le nostre capacità sono illimitate. 

Se tu sapessi che per salvare la vita di migliaia di individui dovessi, nel remoto caso, dare priorità ad un signore locale invece che ad un dimenticato della storia, lo faresti? Io ho scelto di accettare la realtà, e di pagarne le conseguenze. >> 

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