Graziosa Dama

Camminare dentro quei cunicoli umidi e fetidi la metteva particolarmente a disagio, anche se faceva di tutto per nasconderlo e pensava di riuscirci bene.

Ad accompagnarli erano creature che quelli come lei, o meglio, come i suoi compagni, se li mangiavano con gusto.

"Chissà se hanno mai provato carne di elfo" pensó l'elfa fra sè e sè, ma subito scacciò il pensiero con tutte le sue forze.

Sicuramente, per quanto fosse angosciata dall'essere guidata da queste creature immonde, preferiva averle al fianco che alle calcagna, ed essere nel loro territorio con il loro permesso e la loro guida era senza dubbio una piccola grande rassicurazione. Certo, le parole andavano pesate meglio di come quegli avidi dei nani pesano le gemme, ma andava bene così. 

"Stiamo per arrivare" annunciò il Cannibale.

Poco dopo la luce delle loro torce stava iniziando ad illuminare quella che sembrava un'apertura, più avanti in fondo al tunnel.

Avvicinandosi riuscivano a vedere sempre più dettagli della sala. A pochi metri dall'ingresso videro, sul fondo della sala, una grossa statua di quella che doveva essere la Dama. Nelle sua mani teneva un Graal. Le sue fattezze erano però parecchio strane, perché riprendevano quelle di un demone.

Misero piede nella sala e all'elfa quasi mancò il respiro. L'aria nelle fognature era terribilmente fetida, ma qui era proprio pesante. Non era tanto l'odore, ma l'aria emanava proprio qualcosa di... cattivo.

Sì guardò intorno, e vide un misto tra curiosità e timore anche negli occhi dei suoi compagni di viaggio. 

Sul fondo della sala, da un lato, alcuni adepti del Cannibale erano in una sorta di preghiera. 

Poco dopo il loro ingresso, l'aria divenne più respirabile, e Tinuviel iniziò a guardarsi meglio intorno. Erano sotto la cappella che si vedeva dall'esterno, non vi erano finestre o luci che non fossero le loro torce. Dietro la statua della divinità vi era un corridoio ricavato da un rudimentale buco nel muro. Probabilmente collegava il piano interrato al piano terreno.

Si avvicinò alla statua della Dama, notando di aver avuto un abbaglio: la statua infatti era una bellissima raffigurazione della Dama, con particolari ricercati e dettagli che la rendevano quasi reale. La ammirò, con il suo Graal sospeso in aria, poi si girò per continuare l'esplorazione con i suoi occhi. 

Notó Gwen inginocchiata in preghiera e continuando a far vagare lo sguardo vide dettagli che in un primo momento le erano sfuggiti: arazzi e stemmi di vecchie casate del Mousillon ricoprivano tutti i muri. E nell'aria ora le pareva quasi di sentire una parvenza di incenso, sicuramente bruciato diverso tempo fa. 

Quel luogo, tutto sommato, le sembrava molto più amichevole di quanto avesse creduto appena entrata.

Tuttavia, anche se nel Nano aveva notato la sua stessa curiosità, i suoi compagni stavano sulla soglia, frettolosi di andare via. Non li capiva, c'era così tanto da guardare e così tante informazioni da poter ottenere!

Poi posò lo sguardo sul Cannibale. Aveva raggiunto la statua della Dama, e le aveva delicatamente sfilato il Graal dalle mani.

Graal che, vide l'elfa, doveva essere ricolmo di un qualche liquido, perché l'essere che li aveva portati fin lì iniziò a bere di gusto. Acqua, molto probabilmente, perché il liquido che cadeva sul pavimento e sulle vesti del Cannibale non aveva colore né odore.

Incantata da questo rituale quasi non si accorse di Gwen, che era tornata vicino agli altri e cercava di attirare la sua attenzione. La stava chiamando a sé, vicino all'uscita. L'elfa sbuffò, ma si incamminò comunque per sentire cosa avesse da dirle la Cavaliera. Una volta vicine, la Bretonniana la prese per il braccio, per tirarla a sé e guardarla bene da vicino (a quanto pare il comportamento dell'elfa la stava infastidendo o qualcosa di simile). 

Dal tocco con Gwen percepí una forza scuoterla da dentro, poteva sentirne forte la luce che emanava, pur senza vederla nella stanza.

Subito l'elfa ricominció a sentire quell'odore di presagi nefasti riempire l'aria, per poi accorgersi che in realtà le pareti erano spoglie e malandate, nudi mattoni impolverati e logori. La bella statua della Dama aveva dato spazio a un terribile demone di Korn, e il Cannibale stava sì bevendo, ma la sua veste e il pavimento sotto di lui erano intrisi di sangue, che colava dal Graal.

Ci mise qualche secondo a destarsi da quella visione, poi tornò in sé e subito infilò la porta d'uscita, nel corridoio dove già i loro compagni le stavano aspettando.

Sarebbero tornati, certo, ma ancora più consapevoli che a rischio non sarebbero state solo le loro membra, ma anche e soprattutto le loro menti.

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