L’inverno è duro, tra le sassose montagne dove le loro
avventure li hanno condotti. E dopo giorni fermi ad aspettare all’interno di
una grotta…beh, un po’ di moto non fa male. Certo, non si stava neanche così
scomodi, anche se un po’ fitti e poi almeno era caldo e non c’era quel gelido vento
montano.
Ma ora, ora la strada è in discesa, fatta di larghi tornanti
e di un percorso tutto sommato agevole che porta verso una terra diversa, nuova…ma
familiare.
Bretonnia!
Petronio scrolla la lunga criniera nera, in segno di
approvazione, mentre il peso di Gwydion, sopra il garrese, si fa appena appena
sentire, con il Cavaliere che tira appena le redini. Lo Stallone le avverte a
mala pena, nel morso di ferro.
Apre le ampie froge, e avverte l’aria frizzante dell’inverno
ormai pieno, maturo, capace di respingere ogni segno di un calore dolce e di un
sole che solo fra molti mesi tornerà radioso e potente, aprendo alla primavera,
la stagione degli amori.
Un inverno che sarà spazzato dai venti di guerra, dove la neve sarà sciolta
solamente dal sangue caldo e dalle fiamme di una Bretonnia che è involontario
teatro di una guerra sanguinosa e decisiva, una guerra dove le pedine stanno
accorrendo e sono tanti gli interessi in gioco.
Ma Petronio non se ne cura. Non è quello il suo compito. Il
suo compito è obbedire, combattere. Schiacciare, caricare con potenza.
Con forza e sicumera, appoggia lo zoccolo su una roccia, che
rotola appena cedendo al peso possente dell’equino, che incede senza mostrare
paura sul sentiero, conducendo la carovana ancora più in basso.
L’occhio nero si volge verso destra, il collo che si inchina
appena, sfidando la lieve pressione delle briglie, per andare incontro al ragazzino,
quello piccolo e chiacchierone, che gli posa una mano sul muso, mentre
camminano, per poi porgergli una pannocchia rinsecchita.
Il cavallo mangia con avidità, sbuffando poi in segno di
approvazione e ringraziamento.
Va tutto bene. Sono ancora tutti assieme. Nulla potrà
batterli.
oooOOOooo
I venti dell’alta montagna sono potenti. Sono forti.
Riempiono le ali e sono difficili da dominare, da prevedere. Eppure in una
giornata come quella un volo è decisamente qualcosa di elettrizzante, specie se
l’Elfa è con te sulla groppa.
Compie una giravolta, Vanyanis, prendendo poi una corrente ascensionale
per sorvolare un piccolo poggetto e spalancare lo sguardo acuto e ficcante
verso nord.
Da lontano, osserva le ultime pendici delle montagne cedere e
scendere, quasi nettamente, verso una terra piana, senza grandi appigli. Una
terra invivibile, per quanto la riguarda, anche se le prede si potrebbero
vedere bene…
Volge lo sguardo, lesta, verso la propria destra, incerta se
lanciarsi all’inseguimento di uno stormo di cornacchie, sgraziate e lente, che
sembrano asserragliarsi verso quel poco di cibo che si sono riuscite a
procurare…no, non ne vale la pena. La cena se la procurerà con qualcosa di più
sostanzioso, quando saranno fermi per notte, quando le creature più
interessanti verranno fuori o i cervi si fermeranno nelle radure.
Avverte un peso, alla propria destra: l’Elfa vuole virare.
Diligente, piega appena l’ampia ala, cambia assetto, le piume che fendono l’aria
tersa e gelida, mentre dinnanzi a loro, di lontano, si intravvede la folta
foresta di Ather Loren…casa. Eppure anche dimora di qualcosa di oscuro,
qualcosa che le rammenta una paura atavica, che l’ha fatta impazzire…
Fa scattare il becco, con impazienza. Certi mali devono
essere evitati, o sconfitti. Avverte la carezza dolce al proprio fianco da
parte dell’Elfa, e stavolta il becco si apre appena, in segno di
ringraziamento.
Voleranno assieme, ancora a lungo.
oooOOOooo
Nani! Quanto pesano…e quanto puzzano. Lui nella vita ne ha
tirati dei carretti, e parecchi, ma questo passo montano è stato molto tosto da
attraversare…beh almeno si sono riposati un po’, nella caverna, anche se la
biada decente è finita da un pezzo.
Eppure abbassa il capo, Ugo II, deciso ad andare avanti…oppure
no? Si pianta di colpo, osservando gli altri equini avanzare, un cavallo che
gli passa di fianco e porta quello strano umano con delle cose sulla faccia…e
poi le urla di un nano. Almeno è il “suo”, nano. Quell’altro che puzza di
alcool è decisamente più antipatico, sebbene lo debba portare sempre e pesi
parecchio, a proposito.
Sbuffa, Ugo II, mentre una frustata sul posteriore lo
raggiunge. Fa male, ma mica poi tanto…e fermi lì si sta anche bene, con l’aria
fredda di montagna addosso, pulita ma purtroppo senza l’odore della buona erba
di campo…erba di campo, giusto. Erba di campo che forse ci sarà a valle, uh…?
E allora riprende, tra una inutile frustata e l’altra,
accelerando d’improvviso per riportarsi al proprio posto, mentre avverte la
risata di un altro di quegli umani, quello strano, taciturno, quello che ripete
tante cose parlando con il cielo. Lo osserva di sbieco, mentre quasi lo
raggiunge e questi dice qualcosa al “suo” nano.
Arriveranno giù, e forse ci sarà la biada buona.
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