In viaggio verso Middenheim...

 < *E quando passa la cavalleria, coi suoi cavalli trotta per via!* (in bretonniano) > Va avanti così dalle prime luci della mattina, con Gwydion che fa avanti e indietro lungo il corteo in viaggio verso Middenheim, un po’ per starsene in mezzo ai bretonniani e fare baccano, un po’ per non perdersi niente delle chiacchiere dei suoi compagni in prima fila. < *O bella bionda, non ci conosciii? Della montagna siamo i camosciiii!* > Ci crede così tanto, che ha una mano libera per tenere il tempo. < *Viva Bretonnia e viva il buon viiiin!!* > E adesso, qualche minuto di pace, prima che ci si organizzi per il prossimo canto popolare e che metta d'accordo i beoni del Bordeleaux coi litigiosi uomini del Lyonesse.

Il cavaliere se la ridacchia, dà uno sprone di reni a Petronio e cerca di affiancarsi ad Amlac, che per il momento pare solo. < C’è una cosa che mi è rimasta lì, dello scambio di parole avuto con Menelmacar. > E’ accaldato e rosso in volto per l’ardore che ci ha messo prima. Con uno sbuffo del labbro inferiore scaccia un ciuffo appiccicato alla fronte. < Intanto… stasera che ne diresti di darmi una sistemata ai capelli, senza dirlo in giro? Conto di presentarmi in una certa maniera al Todbringer, l’occhio vuole la sua parte. Soprattutto per chi ne ha soltanto uno. > Attende qualche secondo, quelli necessari per capire se una battuta fa colpo o un gran fiasco, prima di schiarirsi la gola. < Perché ci tieni tanto a non essere più quello che sei? > chiede, indicandosi il volto e imitando col dito le sporgenze ossee di Amlac. < Non ci hai mai davvero raccontato che cosa si sia spezzato e perché tu abbia cambiato rotta. > Tiene un tono di voce basso, e cerca di adattare il passo del cavallo a quello dell’amico, mentre con la mano rovista in una bisaccia, per cercare qualcosa da mettere sotto i denti. < E ho sempre pensato che non ti andasse di condividerlo con noi, forse perché era ancora poco chiaro a te, forse perché parlarne è un po' riconoscere di aver fallito. > Si stringe nelle spalle. < O perché così ragiono io e penso che tutti facciano come me. > Conclude, ammettendo in tutta onestà.
< Tutti abbiamo qualcuno da cui correre, il pensiero di quello che sta succedendo là, non ci fa dormire la notte e beato chi se ne va a zonzo per l’Impero solo per fama o denaro, ma… tu di cosa sei alla cerca? > Trovato. Addenta il pezzo di pane, tirandolo coi molari in modo evidente, è parecchio molliccio. Mastica. Mastica. < F… ferto, noi caf… cafalieri di Bretonnia ce l’abbiamo fffcritta in faccia la noftra Cerca. > Deglutisce. < Perché dobbiamo avere una ragione per tirarcela, ma tutti abbiamo qualcosa che ci spinge, che ci infila come degli idioti sottoterra ad ammazzare dieci vampiri o a non avere paura dei demoni. >

Commenti

  1. Sorride divertito quando si sente chiedere di sistemargli i capelli ma non distoglie lo sguardo dal sentiero;
    attende un attimo e risponde con un tocco di spocchiosità: < É forse umiltà, quella che sento? Uh, pensavo non ce ne fosse nemmeno un briciolo negli atri di Bretonnia! > Ride e riprende: < Ma certo, appena ci accampiamo prendo il mio rasoio e ti do una sistemata. Fortuna che nonostante il disastro che hai combinato hai comunque dei cappelli robusti che almeno mi ci diverto. Dovevi vedere Lunn quando mi ha chiesto di aiutarla con l'acconciatura. L'ho resa una principessa! Con te non sarà certo difficile. >
    E come tutte le volte che gli viene toccato il Tod, se la prende a ridere. É incredibile come stare a contatto tutto il tempo con i malati ti aiuti a infrangere i pregiudizi e a ridere con loro delle sfighe. Di fatto, lui porta la sua e ormai nemmeno gli dà più noia.

    < Sai, non tengo tanto ad essere diverso da ciò che sono. Il mio problema è che tuttora io non so cosa sono. Mio padre mi ha sempre insegnato a procedere retto, sicuro di me. Brav'uomo lui, ha fatto quello che ha potuto per crescermi nelle terre dell'estremo Nordland, ma comunque un'anima semplice. Io non sto viaggiando per rimuovere ciò che ho in volto. Io sono partito in questo viaggio per capire chi fossi. >

    É di fatto molto intrigato dall'avere messo questa discussione sul piatto.

    < Temere di ammettere di avere sbagliato, dici? Io non ho paura di prendermi la responsabilità di ciò che ho fatto. Ho fatto tutto ciò che ho sempre reputato giusto. Non ho la pretesa che lo fosse per davvero, anzi sarò estremamente sincero con te: Io, >
    Esita < Anzi, noi, >
    Esita ancora e riprende < abbiamo fatto anche cose molto sbagliate. Sotto i nostri comandi sono morte molte persone. Pensa a Grimmihagen, pensa a tutti gli uomini che abbiamo dovuto seppellire. Pensa a quelli che abbiamo abbandonato nelle prigioni di Middenheim. >

    Rimane silenzioso per un attimo e riprende:
    < Stavo pensando a mia madre. Ho sempre voluto renderla felice. Capiamoci mi ha sempre voluto bene, ma era evidente che io fossi un peso. Non tanto per lei, ma per la società nei confronti di lei. Sai come sa essere la gente di campagna, e so che non devo fare a te una predica sulle aspettative. A volte una donna è valorizzata solo come forno per bambini, e se quei bambini vengono come me senza una CA- > Si schiarisce la voce per trattenersi, quasi a nascondere la rabbia e l'ardore;
    < Una cavolo di ragione, beh, il forno non ha fatto un buon lavoro. Poi lei è estaliana delle coste meridionali, la sua carnagione salta sempre all'occhio. Quando siamo arrivati da mia zia a Nupstedt mi sono subito diretto al tempio di Shallya, ero piccolo ma grande abbastanza per lavare qualche garza. Non sono stato adottato dal tempio, ma poco ci mancava. >

    Prende la borraccia dalla sacca del suo cavallo che sembra più un mulo che un destriero e fa per bere un sorso d'acqua, ma quando la solleva ne cadono solo due gocce. Gli parte un mezzo sorriso.
    < Mhm, finita. Ne hai un po'? > Agita vistosamente la borraccia.

    < Io non ho più paura di guardare in faccia ai miei errori. Ho avuto... paura della mia stessa ombra per tanti anni. Invece che cercare la mia strada avevo scelto quella che avrebbe reso felice qualcun altro e rinchiudermi in un tempio, sempre ammesso che questo fosse quello che volevano i miei genitori. Non ho nemmeno avuto il coraggio di chiederglielo apertamente. Ora sono qui, al vostro fianco proprio per affrontare tutto ciò che ho avuto la supponenza di allontanare in passato. Un giorno troverò un equilibrio fra l'accidia del tempio e l'ira della battaglia, in tempi più calmi. >

    Rimane silenzioso, poi lanciandogli un'occhiata annuisce con la testa china e sorride. É un sorriso speranzoso, un sorriso di ringraziamento, ma fra sé e sé sussurra: < E tu, dama di Bezier? > coperto dallo scalpitio di Hagit e Petronio

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