Le difficoltose giornate di assedio della cittadina di Brockel passano lente come i fiumi di sabbie delle terre desertiche del sud. Nel suo alloggio sta dormendo anche Veskana, che fino a qualche ora prima aveva spazzolato Hagith e Petronio. La luna è alta nel cielo, leggermente calante. Amlac rammenta il tempio di Shallya di Altdorf e di quella volta in cui chino sul tavolo della mensa, al lume di una candela ormai verde, studiava la storia dell'Impero, di Sigmar e del Lupo Bianco.
Lo raggiunse Desislava, sacerdotessa bianca di origine kislevita, con ormai troppi anni sulle gambe, chiamata da tutti "la vecchia Desi". Con il bastone in legno ornato di metallo scandiva ogni passo fino al refettorio. Era famosa per avere una voce molto debole ed una forte balbuzie che la rendeva oggetto di risate fra tutte le iniziate, ignare di quanto fosse capace, che le associavano nomignoli come "la V-V-Vecchia" o "il metronomo".
<< G-Giovane Amlac, sei a-a-ancora qui? Sai, i maghi degli astri d-dicono che la luna sia molto potente. Porta figlie femmine, fertili e rob-b-buste, e come una donna gravida ha la potenza delle maree. Ma-M... Ma se vuoi essere un buon sacerdote, dovresti somigliare alle gocce che s-s-cavano le grotte carsiche, invece che ad un torrente in piena. Vai a riposare e non c-correre. >> Si sentì fortemente scocciato dalla vecchia; poi vide in lei le parole genuine e sagge di una nonna. Chiuse il suo libro e tornò ai dormitori.
Passeggiando lungo i portici sentì le lacrime di una ragazza che sembrava molto irritata dalla presenza di qualcuno. Insospettito, fra le luci della luna e quelle di una piccola vetrata affacciata sulla sala comune, vide la bellissima Gherlin Idelmarch avvinghiata fra le braccia di un benestante della città alta di Altdorf. Era evidente che stesse provando ad allontanarlo e respingerlo senza svegliare le sacerdotesse.Non esitò un istante nemmeno: si scagliò alle spalle dell'uomo e lo avvinghiò al collo; tirandolo indietro lo obbligò a perdere l'equilibrio mentre l'altro, con una mano provava ad allentare la presa. Amlac, per chiudere la morsa, lo fece stendere per terra e con le gambe gli cinse i fianchi. Sapeva di possedere la vita dell'uomo fra le sue mani e per un attimo si senti molto potente. Potente e giustificato ad infierire.
Dopo pochi secondi l'uomo svenne. Bastò veramente poco, qualche istante in più sarebbe stato fatale. Allentò la presa senza lasciarlo sapendo che si sarebbe potuto svegliare da un momento all'altro.
<< Lin, è tutto a posto? >> Chiese.
<< Sì, grazie... Per favore, lascialo. >> Rispose la pretessa.
<< Forse sarebbe bene che ti allontanassi, non credi? Perché non vai al dormitorio? Ci penso io al resto. >>
<< Ho detto lascialo. >>
<< Ma non credi->>
<< Lascialo ho detto! Non sono affari tuoi! >>
Il giorno seguente Amlac, aiutato dalla giovane Yvette, era chinato sulla schiena del vecchio Anselm, detto "il tonto" un mendicante che era sempre di compagnia agli inservienti del tempio in cambio di una scodella di riso bollito, e che di certo non brillava per intelligenza. Da qualche giorno non si faceva più vivo. Sembrava avere contratto una malattia che produceva pustole sulla pelle. Li raggiunse Gherlin e si rivolse loro con voce imperante:
<< Yvette, lasciaci, ti sta cercando la Vecchia Desi. Bisogna lavare i panni ed i teli funebri. >>
Yvette guardò Amlac prima insospettita, poi il suo sguardo trasudò un "E'mmo so fatti tuoi!"; lì lasciò soli con il tonto. Gherlin, passando affianco al malato gli diede una debole pacca sul viso ed egli non fece un cenno.
<< Bene. Ora possiamo parlare. Hai detto a qualcuno di ieri sera? >>
<< No, volevo prima- >>
<< E così deve rimanere. Sono stata chiara? >>
Amlac annuì sorridendo. Mentre la ragazza stava aprendo la porta della cella, Amlac la richiamò.
<< Di cosa hai paura? >> Le disse, e lei si girò richiudendo la porta e andando a sedersi per terra vicino a lui. Dopo un lungo silenzio, con il viso mesto fra le ginocchia, rispose.
<< Di rimanere sola. >>
Amlac prese un respiro prima di incidere una pustola e ricoprirla di garza, poi si sciacquò le mani e le chiese: << Chi era quell'uomo? Ti va di spiegarmi? >>
<< Gustav von Bernick, uno di quelli che contano. Ricordi la mia nuova collana d'oro? >>
<< É un suo dono... Pazzesco eh? Dovrei insegnarti e dirti che i doni personali non sono benaccetti, che è vile per una sacerdotessa prendersi gioco dei pazienti innamorati ma... sto così bene... e davvero non riesco a smettere di accettare le loro attenzioni. >>
Amlac prende un sospiro, sente Ves russare debolmente e preso dalla nostalgia si decide a rialzarsi. Accende una lanterna e con carta e calamaio inizia a scrivere.
Cara Lin,
da diversi mesi ho lasciato la capitale, e ammetto che forse sarebbe stato tutto un po' più semplice se non avessi mai preso questa decisione. Ho passato mesi difficili. La guerra è stata dura; stavo giungendo al fronte quando il nemico è stato sconfitto, ma come sai bene, il nostro lavoro inizia proprio quando le acque si calmano. In una delle cittadine di frontiera ho conosciuto un nutrito gruppo di valorosi guerrieri per i quali nutro profondo rispetto. Abbiamo accompagnato profughi in salvo, sostenuto gli orfanotrofi sul tragitto, sconfitto un potente demone e ristabilito l'ordine nella città di Grimminhagen, nel Middenland. A Middenheim abbiamo terminato la minaccia di un ordine di fedeli del chaos all'interno del tempio di Ulric, aiutato la Gran Sacerdotessa Ellyra a guarire i feriti di guerra e il conte Teutgardo di l'Anguille a drenare una ferita del caos.
Abbiamo anche scongiurato la minaccia degli Skaven delle fogne. Se non sai cosa sono, ti faccio giusto un disegnino. Ho avuto l'onore di confrontarmi con Re Louen Leoncouer di Bretonnia e sono stato nominato cittadino bretonniano. Ho sconfitto un troll, un'idra e orde di uomini bestia. Lo so, non pretendo che tu mi creda, io non lo farei se mi venisse raccontato, ma sono stato travolto da queste cose come un torrente estivo e ci tengo davvero a tenerti aggiornata.
Ora sono in viaggio all'interno del Drakwald per estinguere la venuta di un potente demone. Ti scrivo al fianco di mia sorella, che vorrei davvero che tu conoscessi. É davvero uguale ad Yvette! Sai, non sono fiero del fatto che sia qui... Quando la rividi a Middenheim, dopo due anni, fui contento che fosse salva, ma avevo troppa paura di perderla. Le ho chiesto di seguirmi nelle mie avventure, che si stanno rivelando molto più pericolose del previsto. Penso che tu mi abbia attaccato un po' di quella avidità di cui mi parlasti quando morì il vecchio Anselm. Ricordi? Lui era caduto in rovina perduta la moglie, e tu non sei mai riuscita a separarti da quei rapporti tossici e perversi. Mi batte nella testa questo tarlo: tutti a modo nostro siamo avidi, indisposti a privarci di nulla, nemmeno di ciò che ci fa male - un ricordo, un gioiello, un affetto - ed ogni volta, quando perdiamo qualcuno o qualcosa, la nostra avidità si moltiplica come una peste e ci macchia l'anima.
Da queste parole di disperazione sono riuscito a estrarre qualcosa di positivo solo... cercando un'altra strada. La fede non fa più per me, è una tunica sporca, una cinghia stretta. Ho capito che quello che siamo, pregi e difetti, sogni e ristagnazioni, assumono significato solo quando riusciamo ad estrarre il meglio e bonificare il peggio. L'avidità fa parte di me, fa parte di noi. A suo modo è un'arma potentissima. Così mi sono dedicato allo studio e all'arma, invece che alla preghiera. I risultati sono stati stupefacenti. Oggi sono in grado di ristabilizzare ferite che mai mi sarei sognato prima, combattere e difendere i deboli dal caos, preparare composti per indebolire i nemici o per salvare le vite dei miei compagni.
Ti racconto queste cose perché spero con tutto il cuore che tu abbia trovato la serenità. Desidero davvero sapere come stai, come sta Yvette, la vecchia Desi, la cara Euridice, e non per ultimo Maxime. Serioso come sempre? So che a casa sua, a Castel Couronne, i pelle verde stanno facendo razzia. Per favore, chiedigli aggiornamenti. Ho un caro amico di Bretonnia e più notizie ho, più posso aiutarlo. Non so con certezza dove sono diretto quindi per favore, se mai volessi rispondermi, lascia "Graf Sybelle Sternhauer di Grimminhagen" come destinazione della missiva.
Ti lascio con un caro augurio. Non sia mai che la Gran Sacerdotessa Anja ti prenda in grazia.
Amico tuo,
Amlac da Tarsas
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