Quiete e Tempesta

Inizia la stagione calda e riscoprendo il volto al sole, seduto su un ceppo di fronte alla locanda, Amlac ammira le luci del tramonto ora smarcate dalle tenebre dei massacri. Colpito da questa ritrovata serenità, cerca di ricordare quando per l'ultima volta l'avesse provata.

Ripensa a quei gironi sulle colline in viaggio, dedicati allo studio e alla preghiera; alle lunghe chiacchierate con Maxime Hilbèrt del tempio di Altdorf, che trasparivano uno zelante e severo impegno per coloro che lo richiedessero, in nome di una dea candida e immacolata, vera e perfetta. Ripensa anche a quel mattino di aprile dove sua madre e sua zia lo portarono a provare il cacio col miele, che squisitezza. La zia Grueza aveva concluso un ottimo affare e si era fatta ospitare da una carovana di mercanti per un banchetto celebrativo, peccato che lo zio Élie e papà Holtz fossero impegnati alla fucina. Un ultimo ricordo viaggia fra gli orli del bianco vestito di Gherlin, a quel giorno in cui sotto l'ombra di un grande melo si confidarono il proprio passato, le intime incertezze. Quel giorno Amlac si sentì accettato, e forse provò l'ebrezza del romanticismo, dell'affetto; ma in fondo, uno come lui, cosa mai avrebbe potuto dare ad una donna del suo calibro. No, quello bastava, due chiacchiere ed un po' di serenità e conforto.

Quando riapre gli occhi, è già calata la notte. C'è un'insolita quiete nella taverna del cancello nord. Si accorge di avere il capo scoperto sotto le stelle, come nelle notti di preghiera. Si china verso la bisaccia per cercare uno dei testi di Shallya e si accorge di un paio di stivali affianco ai suoi. Dopo un piccolo spavento, risale la figura e riconosce sua sorella. Deve essersi addormentata affianco a lui, ma ha assunto una posizione molto buffa e contorta. Le da una delicata pacca per svegliarla, ma è sempre stata una ragazza dal sonno pesante, quindi insiste. Quando apre gli occhi le dice con voce calma: << Guarda, se dormi così domani non ti muovi. >> poi le porge una mano per alzarsi. << Domattina vorrei tanto fare due chiacchiere su cosa fare d'ora in poi. Che ne dici? Ci vediamo al tempio? Vorrei farti conoscere la Gran Sacerdotessa. Non sia mai che tu abbia bisogno del suo aiuto. >> 

Tornato in camera non riesce più a trovare la calma del cielo stellato. Pensa a tutte quelle strade che sono rimaste irrisolte, a quelle minacce in agguato. All'anello del necromante portatogli da Ves, alle insolite manifestazioni demoniache di Sokh di qualche settimana fa dichiarate da Hans il boscaiolo, agli elfi oscuri nei pressi di Grimminhagen, agli orchi nella Bretonnia del sud, ai cacciatori di streghe partiti per il Drakwald, ai principi del caos affamati delle reliquie di Sigmar, alle tane Skaven sotto le città più disparate, al portone magico nelle caverne naniche, a Valten forse vampiro, a Ellyra sotto le mire di chissà quale manipolatore, ad Amastan impregnato del caos e pedina di quale complotto.

Un ultimo pensiero, quando l'alba comincia a squarciare i solchi nei parasole della camera, viaggia verso la propria famiglia. Chissà cos'è accaduto dopo la guerra. Sono anni che non si vedono. Sarebbe il momento giusto, per riavvicinarsi, prima della tempesta.

Giunto al tempio si mette ad aiutare i malati come può, in attesa della sorella.

Commenti

  1. Tra i malati del Tempio ve ne sono di tante tipologie: dai feriti nella ricostruzione e nei lavori annessi e connessi, ad alcuni ammalati, ma non si riscontra alcuna epidemia o infezione comune. Il tempo trascorre rapido, perché vi sono tante cose da fare…e proprio mentre cominci a chiederti dove sia Veskana, eccola giungere vicino a te.

    E’ vestita in maniera molto semplice…volutamente, semplice: abiti ordinari, una popolana qualunque, anche se puoi notare da sotto la sua tunica che porta con sé il pugnale e una piccola borsa, con alcuni effetti personali.
    < Tutto bene, fratello? > dice, appena giunta. < Ho fatto una…deviazione al mercato. Ho sentito dire che diversi uomini del Todbringer sono di ritorno… > butta là.

    Mentre sta ancora parlando, ecco giungere Ellyra. E’ una donna di mezza età, da giovane doveva essere molto bella ma le numerose preoccupazioni, la guerra, le vicissitudini, ne hanno fatto sfiorire la bellezza. Oggi si presenta magra, quasi deperita, con pesanti occhiaie che ne incorniciano gli occhi verdi e folti capelli castani, che ricadono in ciocche disordinate. E’ vestita con i paramenti di Shallya, anche se sono adornati ad indicarne il rango.

    < Amlac… > ti richiama < …ho bisogno di parlarti > la voce è tutto sommato tranquilla, anche se trattenuta, come se stesse scegliendo accuratamente le parole. Sembra quasi non far caso a Veskana...e questo vuol dire che il travestimento della ragazza funziona.


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  2. Si volta verso la sacerdotessa, fa un cenno col viso a sua sorella e si incammina verso una delle salette del tempio, come quella in cui avevano rinchiuso lo skaven catturato. Mentre cammina, a bassa voce, riprende: < Vorrei che aveste per me delle buone notizie, ma non credo proprio che sia questo il giorno. Mi sbaglio? Perdonate la schiettezza, questa è mia sorella Veskana. > Una volta giunti alla sala, fa per lavarsi le mani in un catino colmo d'acqua ed asciugarsele sulla veste nera.

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