Gwydion impiega più del tempo del previsto a smaltire la sbornia che segue sempre una battaglia. Questa volta c'è qualcosa di diverso: quella voce, che là sotto il tempio di Ulrich gli è tuonata nel petto e alla quale non ha potuto opporre resistenza. Gli fa rabbia, non capisce, era più forte di lui, era qualcosa - qualcuno - che non ha potuto contrastare a suon di sgualembri e faccia tosta.
È già il crepuscolo del giorno seguente,non ha combinato un accidente e il tempo gli è sfuggito tra le mani. Ogni tanto, come fosse un tic, il cavaliere cerca di sfregare via dal palmo della mano il tatuaggio. Non se ne va, ostinato, e al giovanotto questa cosa proprio non va giù. Cerca dunque di distrarsi con altro, tanto non riesce a riposare, un dio non può avergli parlato direttamente - certo che esistono, il mondo è pieno di manifestazioni di questi, ma sono davvero vicini, a quanto pare, ci guardano anche troppo, da vicino, e adesso, il bretoniano ha paura che anche solo a pensare qualcosa, questi gli possano entrare in testa.
Striglia Petronio con troppa foga e il cavallo pare non gradire. Dà una mano ai profughi a raccattare i loro pochi averi, cerca un fabbro per dare una sistemata all'armatura, impartisce qualche confuso ordine ai tre compari, Raimund, Herbert e Hardy, ma tutto lo irrita è non trova pace. "Forse anche a lui ha parlato", pensa. Col falegname Hardy, sembra avere davvero poca pazienza: < Datti una mossa! Questi carri devono essere a posto a breve, non ti pago per rimanere a piedi appena fuori Middenheim! >. Sospira, gira su se stesso. "Perché prendersela con un bambino? Con una famiglia, con un povero uomo e il suo unico figlio maschio!" Rovista nelle sue sacche, alla ricerca della piccola icona che raffigura la Dama. La fissa, cercando qualcosa di diverso e deglutisce. "Gli dei non fanno questo. Non possono essere crudeli". Cerca con lo sguardo Perceval e se dovesse trovarlo, gli chiederebbe di seguire - tempo un paio di ore - i preparativi dei profughi e i tre uomini al suo servizio, comunicandogli di rientrare a breve.
Si dirige allora verso l'ambasciata bretoniana e quando è ormai sulla soglia e farebbe per annunciarsi, indugia, tornando sulla strada e imboccando il percorso che conduce al tempio di Ulrich, di buon passo. È vestito di abiti semplici, senza protezioni o armi e si identifica dalla sola spilla pregiata, appesa alla casacca, per tenerla chiusa meglio. Giunto al tempio, si annuncia come il Gwydion di Carcassonne e chiede di poter essere ricevuto dal sacerdote Hugbrecht.
{altre giocate che vorrei fare:
- parlare con Teutgardo
- parlare con Perceval
- consegnare le 10 corone ai bretoniani che ci hanno accompagnati sottoterra
- accompagnare i profughi di Untergard a casa e al rientro fermarmi a Grimminhagen
- valutare la merce da vendere, per comprare un armatura completa al cavallo, oltre a quella con le pelli d'idra ed eventualmente qualche protezione per i miei uomini }
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