Ad armi deposte,
1) Gwydion fa ritorno al campo di battaglia e giunto accanto al corpo di Furio, estrae il pugnale, tagliando la coda del cavallo. Abbozza un nodo in cima ai peli, tenendola salda da quel lato e dà un'ultima pacca al dorso dell'animale, più simile a una carezza
2) Gwydion si reca dal fabbro, portando con sé il corno di demone,la coda di Furio e il dente dell'idra. Valuta le condizioni della fucina, per rendersi conto se la richiesta possa essere eccessiva o fuori luogo, e chiede al fabbro, se sia possibile, quanto prima, rendere il corno suonabile in battaglia, dare una sistemata alla coda di Furio, legandola due volte in tutta la lunghezza e agganciandola in cima all'elmo, e infine lavorare il dente di idra, incastonandolo in un perno, poi appeso a una catena.
Il Fabbro ti dice di avere molto da fare, ma che esaudirà la tua richiesta entro domani, massimo dopodomani.
RispondiEliminaPer il Corno, ti chiede 2 CO, mentre per la coda di Furio ti dice che necessita anche del tuo elmo, così da poter predisporre l'innesto, ma è un lavoro da 10 scellini, si fa rapidamente e con pochissimo materiale. Per quanto riguarda il dente d'Idra, sembra affascinato dal reperto, e ti dice che è tranquillamente fattibile, anche se servirà un bel perno grosso in quanto il dente è molto lungo e pesante; inoltre, domanda quale catena dovrà metterci, così da predisporre un gancio sufficientemente robusto e largo così che la catena possa passarci attraverso.
Gwydion consegna al fabbro anche l'elmo, soffermandosi a ragionare sul dente di idra. < È un dono per il fratello del Graf. Basta che sia robusta. Ferro, acciaio. Nella mia testa la vedevo bene come trofeo appeso al cavallo, piuttosto che a prendere polvere in una stanza. > Poi si abbandona a un sorriso ironico. < Non voglio mica che faccia la fine dell'elmo magico rubato lassù al castello degli Sternhauer. Ditemi quanto vi devo per il tutto e quando posso passare a ritirare. >
RispondiEliminaIl Fabbro sembra stupito dalla richiesta, ma annuisce acconsentendo: < Va bene...sarà fatto. Se deve resistere a cavallo, magari la faccio un po' più robusta...mhm... > e pare mettersi subito a ragionare sulla faccenda, prima di udire la successiva battuta di Gwydion ed apparire sorpreso.
RispondiElimina< Elmo...magico? Al Castello c'era un elmo magico? Peccato l'abbiano rubato...sarebbe stato bello metterci le mani! Passate comunque domani, Cavaliere...troverete tutto >
Raimund annuisce alla domanda di Gwydion sul saper suonare il corno: < Un po'...non è molto difficile. Basta...cercare di far vibrare le labbra... > mima proprio il gesto < ...si fa. Questo è un corno però bello grosso... > lo osserva < ...per cui servirà molto fiato...però secondo me si sente da bello lontano >.
RispondiEliminaQuanto all'avvertire Wilhelm, Raimund annuisce con decisione. < Va bene...ve lo mando... > poi si interrompe < ...o lo devo accompagnare? >
Gwydion, prima di andare, si troverà di fronte Perceval, appoggiato alla sua gruccia. Il ragazzo sembra essere reduce da un bagno caldo, e indossa abiti normali, da Nobile, ha solamente aggiunto la cintura con appesa la propria spada.
< Tutto bene, Cavaliere? Come vi sentite? > le chiede, con un sorriso stanco rasserenato dal fatto che la battaglia si sia finalmente conclusa.
Raimund fa sorgere un dubbio a Gwydion, in buona fede per natura. < Ohibò. Ma dai, cosa vuoi che gli capiti. Quel ragazzo se la sa cavare molto meglio di quanto si direbbe! > e con un gesto della mano saluta l'uomo.
RispondiEliminaÈ in quel mentre che si imbatte in Perceval. Sbatte un paio di volte le palpebre, aggrottando la fronte: < Perceval! Quasi non vi riconoscevo... pensavo ci dormiste anche, con l'armatura. > Allarga il volto in un ampio sorriso. < Io sto bene, vi ringrazio. >
Abbassa lo sguardo, correndo rapidamente sull'arto mancante del cavaliere e subito risalendo lungo le braccia, per testare se reggersi sulla gruccia lo affatichi < Ve la siete cavata davvero bene, ieri. Siete in gamba. E per favore, mi piacerebbe che mi chiamaste col mio nome… viaggiamo siamo sulla stessa barca, dopotutto. > Gli fa cenno col capo di seguirlo in taverna, mentre prosegue: < Sapete, ho scritto una lettera a mio padre. Sono preoccupato per quello che sta accadendo dalle mie parte, di quel che scende dalle montagne… e voi? Avete famiglia a casa? >
Apre l'uscio della taverna, tenendolo spalancato, di modo che Perceval possa addentrarsi per primo. < Io sono l'unico erede di mio padre. > Alza la mano per salutare l'oste con grande energia e ridacchiandosela. < Eccomi, sono tornato, carissimo. Io e il mio amico abbiamo bisogno di riempirci la pancia con tutto quel che passa di qui. Fate voi. >
Si avvicina così al primo tavolo, dove sono già disposte due sedie e una panca. < Sapete, Perceval… > Scosta una sedia e con un gesto infastidito allontana il mantello indietro, di impiccio e già sgualcito < ...mi rattrista l'idea che le nostre strade si separino. Seguirete il re a Bretonnia, o rimarrete col conte Teutgardo a Middenheim? > Un'altra occhiata viene gettata alla porta, in attesa di chi deve arrivare. < Siamo ai giorni dei saluti. Fa sempre schifo questa cosa. > Con la mano aggancia alla sedia la catena dalla quale pende il dente d'idra e allunga le gambe sotto il tavolo, accavallando le caviglie.