Sdraiati sul prato

Sono stati minuti potenti, pregni di sangue e ferro, di urla taglienti ed effimeri silenzi. Evanescente la speranza di non esserne responsabili, veduta la marcia del nemico verso le porte cittadine. Amlac estrae i suoi strumenti dalla borsa, mentre l'adrenalina gli fa correre il sangue e come un fiume solca i suoi pensieri. La sua mano è pesante sulle ferite del compagno, spesso imprecisa. Non è da lui. É sempre stato dominato da una fredda calma, un'indomabile risolutezza. Forse, è l'ira di Gwydion a sconvolgerlo, forse l'avarizia del nano, o la propria intolleranza al dolore degli animali, bestie che nulla hanno compiuto per esser vittime delle decisioni dei guerriglieri. Per un attimo, la sua mente corre verso la piccola creatura che ha sulla schiena. Se lui non l'avesse obbligata a rimanere con sé, Nestharot non avrebbe assistito a questo macello. Con quale coraggio ancora si rivolge a lei, sapendo di avere spontaneamente raccolto armi ed olio per infliggere ferite in questo scontro? Lei, rappresentazione della pietà che lui stesso si è imposto di ricercare. Una pietà che forse davvero non gli è ancora chiara. La sua indole, in fondo, lo ha portato a compiere quei gesti, come se la guerra ed il comando li avesse nelle vene.

A volte, è inevitabile, qualcuno si perde. Ma se oggi diversi compagni sono caduti sotto le lame, è anche colpa sua. Davanti ai raggi di questa calda alba, Amlac apre gli occhi e comprende il significato più profondo di ciò che aveva letto: "Se vuoi la pace, prepara la guerra." Se egli non fosse stato così ingenuo, così inadatto, nessuno avrebbe mosso le armi, il destriero del cavaliere starebbe galoppando e le vite dei cittadini non sarebbero in viaggio sui campi di Mor come suini condotti al foro.

É nelle lunghe notti dell'Impero che ha trovato la sua fede, ma ora, come aquila sui colli, é bagnato della luce dell'alba estiva. Slaccia le cinture e poggia la gabbia al suolo. "Shallya, madre della pietà, candida fanciulla, non tradirò i miei voti, ma non voglio che una singola persona in più del necessario giunga ai nostri templi, e non un solo compagno sia lasciato indietro." Con animo malinconico, prende la colomba sul dito; un gesto deciso e delicato, le lascia spiccare il volo fra le tegole del villaggio. 

Alzatosi, giunge al fianco di Gwydion, raccoglie la sua lancia e gliela porge, mentre ancora è in discussione col capitano Neuraz. << Andiamo. Non c'è tempo da perdere. >> Tornato dal carro di armamenti, impugna lancia e scudo. 

"Sì, mia signora. Voglio essere una speranza per questo mondo, per cui ogni cavaliere possa abbracciare il suo cavallo e sussurrare: << Sarò tuo compagno per la vita e oltre la morte; riposeremo in eterno sdraiati sul prato. >>" 



Commenti