Siamo a Grimminhagen, nella casa d'appoggio riservata alla compagnia. Gwydion è nel salone principale, al pian terreno. Sta rovistando in una delle sue sacche, appoggiandosi alla meglio sul tavolo. Ne estrae qualche pergamena arricciata e bagnaticcia, si siede e tenta di stendere alla meglio i fogli, per restituirvi dignità. < Accidenti! > Borbotta, poi si guarda attorno, mimando il gesto di scrivere. < Qualcuno di voi che ha studiato, avrebbe mica voglia di darmi una mano a buttare giù due righe da mandare a casa? Sapete, butta male, da quanto ci hanno detto. La faccenda mi dà pensiero. > Cerca di intercettare lo sguardo di qualcuno del gruppo, spostando una sedia accanto, come a far posto.
Amlac si avvicina al tavolo e guarda la pergamena. Non certo una finitura regale, ma quanto meno funzionale allo scopo. < Pensi che arriverà davvero a destinazione? Nel caso, la spedirai partendo da Middenheim? Comunque, iniziamo a buttare giù due righe. > Estrae dalla sua bisaccia calamaio e penna, distende la pergamena e attende la dettatura.
RispondiEliminaGwydion abbozza un sorriso imbarazzato. Appoggia il gomito sul tavolo e la testa sulla mano, di peso pieno, inclinata a guardare Amlac, con espressione assorta. < Pensavo di sì. Speravo di poterla consegnare al Duca, di rientro in Bretonnia. O meglio ancora, all'esercito del re, che di qui a poco passerà da Middenheim, per rincasare. Speravo in un qualche mercante di Carcassonne, a Delberz, ma sembra che io abbia avuto sfortuna, l'altro giorno! > Si schiarisce la voce e aggrotta la fronte, guardando il soffitto. < Dunque, io vorrei scrivere all'incirca così. "Amato padre, è il Vostro rampollo a scrivervi..." - dammi una mano a farla sembrare ben scritta, Amlac, giusto se dovesse finire in mano a terzi, quarti o quinti, perché per il resto, quando ho lasciato casa, non sapevo neanche scrivere la G di Gwydion, le pretese di mio padre sono molte poche! Dicevamo: "...Vi scrivo dal Middenland, nel quale mi muovo ormai da due mesi, con una variopinta compagnia di bizzarri imperiali. Purtroppo, di Mordred e degli altri cavalieri ai quali mi ero unito, ho perso le tracce. Siamo stati attaccati alle porte di Untergard, una piccola cittadina, e quando ho ripreso conoscenza, ero solo... brutta storia. > Si rabbuia e lascia trascorrere qualche attimo di troppo. < Insomma, padre, ho anche avuto l'onore di incontrare personalmente il grande Duca Teodorico, anzi, lui in persona mi ha affidato una missione, no, due!! E' un grande uomo. > Un radioso sorriso gli si allarga sul volto, mentre cerca il supporto dell'amico. < Prima di tutto, abbiamo aiutato un conte a rimettersi in sesto, Teutgardo di L'Anguille, e poi, coi miei compagni, ci siamo presi cura dei figli di un graf, stiamo cercando di restituire loro quello che gli spetta di diritto, quello che è giusto che sia! ... Ebbene, il Duca prevede un rientro a breve, mi ha detto che gli orchi stanno svalicando i Monti Irrana. Che stanno tornando e questa volta la faccenda è seria. > Si ferma, cerca di intercettare lo sguardo di Amlac. < Sono abbastanza chiaro? Riesci a spiegarlo un po' meglio di me? "...Datemi notizie su Voiron e su quanto sta succedendo dal buon Geraint. Rassicuratemi anche su Mont Rodez, sono certo che anche per uno Maleagant, la situazione sia difficile. E' probabile che tra qualche giorno, il nostro re raggiunga Middenheim, per rientrare in Bretonnia e ho fiducia di affidare a qualcuno dei nostri, questa missiva. C'è un'altra questione, per la quale chiedo il vostro supporto: sto conoscendo uomini di queste terre che hanno perso tutto e che sono senza speranza. Vorrei provare a dargliene un po' io, nessuno è perduto finché ha qualcosa in cui credere. Alcuni li sto istruendo all'arte della spada, con altri sono più che altro chiacchiere, ma è il denaro, padre, che mi manca. I fendenti e il coraggio non pagano gli uomini al servizio di un cavaliere, soprattutto quando ancora errante. Vi chiedo un aiuto, non un preciso aiuto, vista e considerata la situazione a casa, ma quello che per voi non potrebbe fare la differenza, forse lo farà per me. Abbracciate forte Ygraine per me e Cedric... ditegli che mi manca moltissimo. > Deglutisce e riprende. < A mia madre dite che sto bene, ma solo se vi chiederà di me. Mandatemi notizie a Middenheim, presso l'ambasciata di Bretonnia, in mano al Conte Teutgardo di L'Anguille. > Fa un cenno ad Amlac, scrivendo lui stesso nel vuoto. < Poi lasci un po' di spazio e in fondo, scrivi: "Chi, oltre noi?" e sotto, ci scrivi: Vostro, Gwydion. Che cosa ne pensi? Ho detto troppo? >
EliminaAmlac non la interrompe, nemmeno quando richiesta la sua opinione. Sa come pronunciare queste cose per un'uomo d'arme non sia facile, lo ha vissuto nel suo piccolo. Solo dopo aver solcato la frase richiestagli, alza il capo e le porge la penna ancora da bagnare nel nero. Si alza e le lascia posto.
RispondiElimina< C'è troppo dentro queste parole perché io me ne possa prendere la responsabilità. Almeno il tuo nome, incidilo tu, prenditi tempo, non abbiamo fretta. >
Dopo un sorriso più pensieroso che allegro, fa un passo indietro e le lascia un momento.
< Non ci hai mai parlato di chi ci sia oltre i confini ad attenderti e penso che se tu avessi voluto farlo, non avresti perso tempo, roboante cavaliere. Però, ci sono alcune cose di te che proprio non comprendo. > abbassa il tono e riprende < Perché ti dichiari giovane rampollo, con tuo padre? Cosa ti spinge, a nascondere la tua identità anche ad una persona per la quale provi (e si legge fra le tue parole) così tanto affetto? E in ultimo, scusa la mia sfacciataggine, ma se c'è qualcuno da inseguire e da salvare, avresti potuto dircelo subito. Hai citato un gruppo di compagni ora perduti. Vuoi indagare? Se è così, non ti trattenere. Avremo modo di racimolare corone o bloccare la grande minaccia di Middenheim, ma ognuno ha la sua meta e sono convinto che i nostri compagni, vedute le tue prodezze, saranno lieti di prestarti aiuto. >
Apre la gabbietta e prende la colombina sul dito, per darle da mangiare e rompere il contatto visivo. < In queste terre straniere, non sei solo. >
Gwydion raccoglie la penna dalla mano di Amlac, inizialmente preoccupato, all’idea di doversi impegnare nella scrittura, e dunque in una figuraccia garantita, poi, da impensierito si fa disorientato, sentendolo proseguire, quasi cupo. Si schiarisce la voce e inspira profondamente. < Allora comincio io. Anzi. Forse, scrivendo nella mia lingua riesco a spiegarmi meglio. > Recupera un po’ di verve. < Poi, rimango a disposizione per insegnarti la lingua dei cavalier cortesi. > Abbozza un sorriso e intinge la penna nel calamaio. < Dopo ti leggo cosa c’è scritto, e se è una pena me lo dici, che facciamo da capo. > Si curva sulla pergamena, umetta leggermente le labbra come per concentrarsi e comincia a scrivere, con flemma e incertezza.
RispondiEliminaGiusto tre righe, il tempo di pensare a una risposta per quello che realmente lo amareggia. < Sono l’unico discendente rimasto a mio padre. Spetterà a me, prendere il suo posto, ma soprattutto, essere un punto di riferimento, rispettato e amato dalla gente di Beziérs. > Torna a bagnare la penna, distratto. < Tu dirai: Gwydion è un nome… maschile. Ma io sono sempre stato chiamato così. > Fa spallucce e una goccia di inchiostro cade sul foglio. < Non ho idea, di quale fosse il mio nome, quando sono venuto al mondo, e poi, perché dovrebbe importarmene?! > Aggrotta la fronte, con un moto di orgoglio, mentre aggiunge una riga alla lettera. < La spada della nascita è sempre stata appesa accanto al mio letto, non c’è mai stato dubbio su chi io fossi o chi dovessi essere. Mio padre è un uomo buono, sì. E’ sempre stato un buon signore. > Deglutisce più volte, scostando lo sguardo. < Quell’altro, il bambino nato insieme a me, insomma, Gwydion… > Si guarda attorno più e più volte, con agitazione e abbassa la voce < …è stato preso dalla Dama al posto mio. Lo sai come vanno queste cose in Bretonnia, no, tu che hai studiato? Era la volontà della Dama. > Prosegue con la scrittura, visibilmente scosso.
< Tu hai ancora una sorella, su a Middenheim. Proverai a convincerla a unirsi a noi? Non hai… paura per lei? > Anche Gwydion guarda la colombina, prendendo una lunga pausa. < Quanto alla compagnia con cui viaggiavo prima del nostro incontro a Untergard, ho molti pensieri che mi frullano per la testa. Siamo stati aggrediti da un gruppo di briganti piuttosto in gamba, per com’erano vestiti. Quando mi sono ripreso, ho chiesto in città dei miei compagni, ma non sono mai stati visti a Untergard. Pare che l’unico ad aver rischiato di lasciarci le penne, sia stato io, il solito cretino! > Se la ride e torna subito assorto. < Non sono mai stati visti neanche per chiedere di me, tuttavia. Era mio cugino Mordred a reggere la brigata di cavalieri. Lui sì che è forte, è una macchina da guerra, cacchio. > Torna a scrivere, ogni tanto traccia una riga sopra a parole strascicate male. < Comunque, anche tu non vieni proprio da dietro l’angolo, vero? A forza di bazzicare per l’impero, riesco a riconoscere quando cambiano gli accenti e… sembra che tu abbia preso un po’ troppo sole, per portare sempre il cappuccio calato. Guarda me, che sto sempre faccia all’aria, quanto sono più bianchiccio! >
< Una nuova lingua? Non pesa nulla ma apre porte e costruisce ponti; forse il miglior bagaglio per un viaggiatore, accetto vol- > Ma viene interrotto dagli artigli di Nestharot sulle dita. < Auh. E fai la brava una buona volta! > La esorta scherzando. < Sarò lieto di correggere il tuo capolavoro > schernisce amichevolmente < e stai tranquillo che, anche nei caratteri più sgangherati come quelli di un bambino, si cela più affetto di quanto possa fare una grafia eccelsa e sterile. >
RispondiEliminaCambia radicalmente umore quando lo sente parlare del suo passato: < So che la Dama chiama a sé delle infanti delle terre di Bretonnia, ma nulla di più. Accade lo stesso per i suoi cavalieri? > Sospira, ripone la colomba nella gabbietta, inizia a preparare una sacca con alcuni strumenti e riprende: < É vero che noi preti di Shallya dovremmo chiudere le ferite e non riaprirle, ma caspita, mi hai già visto operare più volte, lo sai che vanno prima ripulite. Guardarsi ad uno specchio, udire il proprio nome, rispondere al proprio volere invece che al proprio bisogno, sono quelle cose che ci separano dalle bestie. La mia piccola colomba non è libera di spiccare il volo, e in quanto tale non è libera di essere una colomba; io egoisticamente le chiedo di stare al mio fianco e di accompagnarmi, e lei, affezionata a me, sceglie di stare (maldestramente) sul mio palmo e beccare il miglio. Ma nonostante ciò, non è libera per davvero, perché quest'affetto non lo ha voluto lei, le è stato imposto dagli eventi. Io ho solo acquistato questa piccina e la sua gabbietta ed ho soddisfatto i suoi bisogni sufficientemente a lungo da convincerla di potersi fidare di me. Ma se ciò non fosse accaduto, lei ora starebbe volando fra le tegole di Altdorf. Quello che stai facendo, ora, nei tuoi confronti e nei confronti di tuo padre, è davvero una tua scelta? Non voglio certo importi cosa fare, è che... credo che lasciare i problemi irrisolti sia il modo migliore per farle marcire, le ferite, e con il tempo sedimentare. D'altra parte, abbiamo storie molto diverse e non pretendo in alcun modo di capire cosa tu abbia passato. Però, vedendo come stanno le cose, fra bestie e chaos, non sappiamo mai se domani ci sveglieremo. Se vuoi che questa storia rimanga un segreto, il mio silenzio arriverà Mor. Se cerchi qualcuno con cui confidarti, il manto stellato sa essere assai d'aiuto; altrimenti due amici ed una bottiglia di vino e passa la paura. >
Mette la sacca ormai pronta e richiusa sulla spalla destra e rialza il cappuccio. < Riguardo a mia sorella, Ves, ci sto pensando molto. Non so se essere estasiato o preoccupato per quello che sta vivendo. É la sua strada, e come io ho percorso la mia, non voglio che a lei sia preclusa la sua. La preoccupazione è inevitabile, e non ti nascondo che se avessi avuto un po' più di tempo, forse le avrei chiesto di seguirci. Quei giorni sono stati troppo movimentati, fra Skaven, Nani e affiliati alla cerchia di un qualche signore del chaos. Ora devo scappare alla forgia, Farin mi aveva chiesto i suoi attrezzi. > Si dà un colpetto sulla sacca < E se tuo cugino ha almeno la metà delle abilità che hai tu, affiancato dalle forze bretonniane, dubito fortemente che si trovi in pericolo. >
Fa un gesto con la mano a mimare sbadatamente il saluto militare. < Piacevole conversazione, delle mie origini e delle mie peripezie avremo il tempo di parlare in altre occasioni. Torno fra poco per controllare la lettera. >
Gwydion solleva un lembo della pergamena e fa per arrotolarla un paio di volte, quel tanto che basta perché si arricci. Si abbandona a un sorriso tra l'amaro e l'imbarazzato, annuendo ad Amlac. < La Fata Incantatrice chiama a sé. Fanciulle, sì… o fanciulli. Chiama. E prende. > Inspira ed espira ampiamente, dando una piega netta al foglio, adesso, la classica "orecchia". < Le bambine tornano come Damigelle della Dama. I bambini non tornano mai più. > Solleva lo sguardo e gli si increspa la fronte. < Ma questo non lo sapevi, immagino, perché non sta bene dirlo . La Dama è benevola, ma altrettanto… spietata. > Scandisce bene l'ultima parola, a voce alta e beffarda. < La gente di Bretonnia ricorre a qualunque mezzo disperato: chi viene nascosto, chi viene portato e cresciuto nei boschi come un selvaggio, chi scambiato. Mia madre era un'accanita bevitrice del culto della Dama ed ebbe in sogno, una notte, proprio lei, secondo la quale io ero predestinato… predestinata, a essere una grande sacerdotessa. E così, il giorno seguente, la nostra nutrice mi accompagnò al tempio più vicino. Con noi c'era Gwydion. Io non so cosa sia successo, ero troppo piccolo, ma lui sparì, uno dei "bambini rapiti" e di lui nessuno più nulla seppe, così come del senno di mia madre. > Stringe la mano in un pugno, che un paio di volte tocca il tavolo, mentre cerca di soppesare le parole. < Io non ho scelto chi essere. Io sono, Gwydion di Beziérs. Chi altro potrei mai essere? > Fa spallucce, tradendo un qualche segno di irrigidimento, o forse incertezza. < In questo mondo posso essere soltanto chi hai davanti, Amlac. Un cavaliere. E un cavaliere non può essere una donna. > Scosta bruscamente lo sgabello su cui è seduto dal tavolo, grattando. Probabilmente perde di vista anche gli altri argomenti sfiorati, mentre con lo sguardo sfiora Amlac senza mai intercettarlo direttamente. < Vai, sì. Grazie. Mi ci vorrà un po', ora mi ci metto sotto. > Va così alla caccia di un altro foglio di pergamena intonso.
RispondiEliminaTrascorso il tempo necessario, Gwydion leggerà ad Amlac la lettera, in maniera piuttosto sgangherata e traballante, abbozzando una traduzione in diretta, dal bretoniano all'imperiale.
RispondiEliminaAmato padre,
Vi scrivo dal Middenland, nel quale mi muovo da ormai due mesi, insieme a un’insolita combriccola, non proprio di nobili cavalieri. Purtroppo, di Mordred e della sua compagnia, a cui, come sapete, mi ero unito in battaglia, ho perso le tracce: siamo stati attaccati alle porte di Untergard, una piccola cittadina, e quando ho ripreso conoscenza, ero solo. Ho chiesto di loro ovunque, ma è come se mai fossero entrati in città.
Non ci crederete mai, ma il Duca Teodorico in persona mi ha affidato un’importante missione: proteggere due giovinetti, legittimi eredi di un graf locale e restituire loro quanto fosse di diritto! Per farla breve, un demone, che poi era una vecchia vendicativa, ha distrutto il castello del signore; diversi cavalieri bretoniani sono morti sul campo - nel mentre stavano arrivando anche degli uomini bestia, ma quelli per fortuna sono stati fermati da noi bretoniani, ovviamente - e ci si è messo anche un barone spocchioso a reclamare il titolo di graf.
A Middenheim abbiamo lasciamo molte questioni ancora in sospeso. Sono morti innocenti senza un apparente nesso tra loro, altri sono stati condannati e giustiziati. Voi e Cedric sapete già come la penso: tutte queste Chiese, tutti questi loro dei… offuscano la mente. Se ne sono creati così tanti, per giustificare le loro azioni. Imperiali pusillanimi e corrotti!
Il Duca Teodorico prevede un rientro a breve. So che gli orchi stanno svalicando i Monti Irrana e la questione preoccupa molto. Datemi notizie su Voiron e su quanto sta accadendo dal buon zio Geraint. Rassicuratemi anche su Mont Rodez, sono certo che anche per uno come Maleagant, la situazione sia difficile. E’ probabile che tra qualche giorno, il nostro re raggiunga Middenheim, di rientro in Bretonnia.
C’è un’ultima faccenda, per la quale chiedo il Vostro supporto: sto conoscendo uomini che hanno perso tutto e sono privi di speranza. Vorrei provare a dargliene io, nessuno è perduto finché ha qualcosa in cui credere. Alcuni li sto istruendo all’arte della spada, con altri sono più che altro chiacchiere e disgustosa birra imperiale, ma è il denaro, padre, che mi manca. I fendenti e il coraggio non pagano gli uomini al servizio di un cavaliere, figurarsi un cavaliere errante. Vi chiedo un aiuto, non un preciso aiuto, vista e considerata la situazione a casa, ma quello che per Voi non potrebbe fare la differenza, forse lo farà per me.
Abbracciate forte Ygrain per me e dite a Cedric che mi manca moltissimo. A mia madre, dite che sto bene, ma solo se Vi chiederà di me. Mandatemi notizie a Middenheim, presso l’ambasciata di Bretonnia, ora in mano al Conte Teutgardo di L’Anguille.
Vostro,
Gwydion di Bèziers,
della signoria dei Mont Rodez.